
Sentivo ancora il ticchettio della tastiera del computer d’ufficio nella testa. Una cosa senza dubbio poco piacevole. Era la vigilia del mio primo giorno di ferie, e dentro di me la consideravo come fosse la vigilia di Natale. Ma non c’é relax senza un buon libro. Ultimamente ho letto dei libri che non mi hanno appassionato, che ho lasciato a metà. Mi sono un pó sentita come il protagonista di Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino, dove il protagonista per un motivo o per un altro é sempre costretto ad interrompere la lettura di un romanzo per iniziarne un altro. O come Virginia Woolf, in Una stanza tutta per sé, dove nell’ultima parte del libro narra come abbia richiuso un romanzo perché le era passata la voglia di leggerlo. In ogni caso, la tyche ( leggi /tuke/) non perdona, come ci insegnano i greci, e ha voluto che mi venisse regalato un romanzo di Paulo Coelho: La Strega di Portobello. Perché no, mi sono detta. Devo dire che Coelho é un autore particolare: per certi versi alcuni dei suoi libri sono da considerarsi massime eterne da aforismario, per altri queste massime risultano troppo pesanti, a lungo andare. Ma ci sono libri di Coelho che sono vere e proprie storie, che ti fanno in qualche modo aguzzare l’ingegno e cercare un possibile significato, o morale, che l’autore stava perseguendo scrivendo. La Strega di Portobello, ad esempio, narra la controversa vicenda di Athena, una bambina adottata da ricchi genitori libanesi, prima che scoppiasse la guerra in Libano, e che risulta essere figlia non voluta di una zingara rumena. Coelho interroga con questo romanzo la natura dei rapporti interpersonali con il diverso e la ricerca incessante della propria identità, che può rivelarsi un percorso mistico. Raggiungere il punto più intimo del nostro essere, scoprendo parti nascoste che non avremmo mai pensato potessero esistere, può essere infatti un qualcosa di scomodo. Ma ancora più scomodo é fronteggiare un altro che non capiamo, una cultura diversa, un mondo estraneo a noi, che ci sembra quasi demoniaco. Ecco perché Athena diventa “la strega di Portobello.” Il tema dell’identità e della paura dell’altro sono senza dubbio temi attuali, con cui potremmo dilettarci per giorni, settimane. Bisogna avere più fiducia in se stessi e nell’altro, perché “ciascuno di noi possiede una parte sconosciuta che, quando si rivela, é in grado di compiere miracoli.” (Coelho, La Strega di Portobello).
Dunque, perché leggere Coelho durante le ferie?
1. Trovo che fare una vacanza sia un buon modo per fermarsi e disintossicarsi dai problemi, e Coelho ha un linguaggio rilassante, pacifico, che spinge alla meditazione. – Com’era quel consiglio famoso e super eccitante che bisogna seguire quando si vuole ritrovare se stessi? Ah si, mangia, prega, ama.–
2. Coelho affronta sempre tematiche interessanti, sotto una luce mistica, che permette al nostro inconscio, attraverso il linguaggio generale dell’autore, di indagare le questioni più intime che affliggono il nostro intimo, spingendoci ad una seria, ma leggera, riflessione.
3. Dobbiamo pur leggere qualcosa al mare, giusto? (Ironic tone)
Come dice Coelho, “Solo le anime forti si lasciano trasportare.”

8 Marzo 2018. Cosa leggere? Sembra sempre più difficile appassionarsi alle storie mentre il mondo fuori (e
forse anche dentro) è sempre un po’ più a pezzi. E invece no! Mi sono letteralmente innamorata di un libro pubblicato questo 2018 che è in effetti un sequel di un grande best seller del 2017, che si chiama Storie della buonanotte per bambine ribelli 2, di Francesca Cavallo ed Elena Favilli, edito in Italia da Mondadori (io però ho letto la versione in inglese).
niente di più bello per tirare su il morale a chi ha perso un po’ la speranza, o a chi non è ancora riuscito a realizzare i propri sogni, o a realizzarsi come avrebbe voluto nei propri sogni. Il messaggio di questo libro è proprio questo: c’è ancora speranza, puoi ancora farcela, solo non mollare!
Insieme alle favoleggianti e testardi gesta di queste eroine vere, il libro include delle illustrazioni fantastiche, accompagnate da citazioni originali che ci ricordano che non dobbiamo mai arrenderci. La favola per una donna non dovrebbe includere esclusivamente l’incontro con un principe azzurro, che diciamoci la verità, non esiste. L’amore è una bellissima favola, ma non dovrebbe avere l’esclusiva. Queste sono favole vere, quelle che dobbiamo raccontarci la mattina prima di uscire di casa e la sera prima di dormire: puoi raggiungere la felicità, bambina ribelle, anche da sola.
Si conquista così la prima posizione per incassi nelle sale italiane The Post di Steven Spielberg: a pochi giorni dall’uscita il film incassa 2.313.899 euro in 489 sale, con una media per sala di 4.731 euro. Senza dubbio una componente importante per raggiungere il successo sarà stata la splendida performance dei due main characters – Ben Bradlee (Tom Hanks) ed Katharine Graham (Maryl Streep) –eppure, a volte, nel successo bisogna cercare radici più profonde, motivazioni migliori che giustifico il perché bisogni classificare migliore qualcosa piuttosto che un’altra. Il New Yorker ha definito il film come “un’ode al giornalismo,” il New York Times lo ha definito come “il trionfo della democrazia sull’oscurità.” Perché? Si potrebbero avanzare due ragioni, legate alle tematiche piuttosto attuali che il film rappresenta, pur essendo ambientato negli anni ’70: la libertà di stampa, e il ruolo delle donne nella società.
A seguito dei vari scandali che hanno chiuso il 2017 circa la questione degli abusi sessuali sulle donne, il magico mondo del web si è colorato di manifesti recanti il motto “Time’s Up,” come a dire “l’ora è giunta.” Per cosa? Qualche catastrofe aliena sta per abbattersi sul nostro pianeta? Hanno inventato la macchina del tempo? Una nuova influencer sta per spodestare la Ferragni dal trono e guidarci verso nuovi orizzonti del web influencing? Non proprio.