Un viaggio per capire che ciò che sei è abbastanza: “Manuale di Autodistruzione” di M. Donner.

What happened to you?,” che cosa ti è successo. E’ il titolo del nuovo libro di Oprah Winfrey e Ph. D. Perry. Ma non sono qui per scrivere di questo testo: prenderò solo spunto dalla domanda che pone il titolo, what happened to you?

Sicuramente ci saranno là fuori persone che hanno le idee chiare fin dalla nascita, di cosa faranno, chi vorranno essere, quali compromessi accetteranno. E poi c’è la maggior parte della gente, che parte con un’idea in testa, e finisce col fare tutt’altro. E si sente non abbastanza. Perché? Ci si chiede. What happened to you, to your dreams, to yourself? Cosa ti è successo? E’ una domanda che potremmo porre a noi stessi, immaginando di avere una conversazione con uno specchio che riflette la nostra immagine, come la strega di Biancaneve. Ora, quel che successo non è niente di particolare: life happened, è la vita che è “accaduta.” L’idea di “giusto” e di “successo” che la società propina si è impiantata come sovrastruttura sui sogni, sulle idee pazze ed è “successa.” Ciò che è accaduto è quell’idea.

Se qualcosa del genere è successo, un buon libro per fare un auto-analisi della propria prospettiva di pensiero o di ciò che ti è accaduto, è Manuale di autodistruzione di Marian Donner.

No, non ha niente a che vedere con la distruzione di sé, come il titolo farebbe pensare, rimanda piuttosto alla “decostruzione” di sé, un concetto molto più profondo e utile. E’ un invito a “decostruire,” smontare, frammentare, analizzare quelle sovrastrutture che si sono appollaiate sui nostri sogni, i nostri istinti, il nostro essere più autentico e non li lasciano respirare.  Da qui la sensazione perenne di insoddisfazione, ansia di fare, delusione che spesso seguono il vivere una vita che altri o la società vuole che si viva. O che forse semplicemente ci si sente in obbligo di vivere.

Marian Donner, contrapponendo il suo pamphlet ai manuali di aiuto-aiuto che la gente insoddisfatta della società attuale spesso compra per sentirsi meglio, in maniera provocatoria fornisce sei mantra da seguire per sentirsi meglio: puzzare, bere, sanguinare, bruciare, danzare ed “essere un piolo tondo in un buco quadrato. A volte devi fare un po’ come ti pare, insomma, per sentirti meglio.

In barba agli ansiolitici, ai corsi di mindfulness, al pilates, allo yoga e alla meditazione dell’alta borghesia che cerca di dimenticare il senso di inadeguatezza, Donner invita ad analizzare questa sensazione invece, a capire “what happened to you.”

In primis, bisogna distaccarsi dal bombardamento comunicativo e mediatico che esorta ad essere sempre “altro” da ciò che siamo, a far sempre di più, a spingerci sempre oltre i limiti, insinuando sotto le righe che non siamo mai abbastanza allo stato attuale delle cose. A cominciare dalla maggior parte degli spot pubblicitari, che mettono al centro il consumatore e non il prodotto, invitandolo a spingersi sempre oltre, a cercare sempre qualcosa di più, fino a giungere in maniera generale alla società capitalista neoliberale, secondo cui la produzione continua, il far sempre di più, è lo strumento attraverso il quale riacquistiamo la nostra libertà.

Eppure la libertà, nonostante i continui sforzi, non viene mai raggiunta, assomigliando ad un miraggio in un deserto, e rendendoci schiavi dell’insoddisfazione perenne.

Ci vengono propinate idee di perfezione, di magnificenza, di grandezza, che non possono essere replicate nel reale, che provocano quindi un po’ una crisi moderna alla Madame Bovary.

Albert Camus in Create Dangerously scriveva, “the value that is most vilified today is most certainly the value of freedom,”[1] il valore che più diffamato oggi è certamente il valore di libertà, presentando la cosa come conseguenza del sistema capitalista. Tutti parlano di libertà, nessuno la raggiunge veramente. La Donner nel suo libro, d’altro canto, scrive:

“Il capitalismo è il sistema che domina il mondo da un paio di secoli […]. Ma il risultato è stato un nuovo tipo di prigionia. […] siamo governati da quei cosiddetti numeri neutrali sotto forma di misurazione delle prestazioni, gestione dei processi e protocolli. La sopravvivenza del più adatto con un contabile accanto. Sono le cifre della busta paga a dire se stiamo vincendo o, a parità di denaro, inostri like e follower. Non è mai abbastanza, dobbiamo continuare a crescere, a svilupparci per restare attori di una qualche importanza.”[2]

Nel tentativo di liberarci, con il neoliberalismo ci siamo forse imprigionati in una sorta di russian roulette? Con i suoi sei mantra provocatori la Donner ci invita a decostruirci mentalmente per evitarlo. A smontare, mattone dopo mattone, le sovrastrutture di idee che fanno pensare di non essere mai abbastanza. Che fanno sentire in colpa quando ci si trova a contemplare un proprio supposto fallimento, un errore. Ma fallire, dice la Donner, è esattamente ciò che ci rende umani:

“Ogni giorno ci riveliamo inadeguati, facciamo stupidaggini e commettiamo errori. Sappiamo come potrebbe essere la vita, chi potremmo essere, eppure non riusciamo ad arrivarci. Aneliamo ad innalzarci e veniamo trascinati al livello più basso. Ci muoviamo in questa discrepanza, tra il sogno e l’insuccesso, consapevoli che la realtà no starà mai al passo con la fantasia. […] Questo è ciò che rende tale l’essere umano: l’insuccesso. Danzare, inciampare, cadere e celebrarlo con un’ode. Se possibile con stile.”[3]

Cosa fare allora? Come rompere questo vizioso giro di vite? Riecheggiando Camus, anche la Donner invita a essere ribelli, ad uscire fuori dagli schemi, a fregarsene della strada facile e scegliere la strada che più ci piace, che più ci fa sentire vivi, consapevole però che può non essere semplice.

La vittoria più grande, intanto, è comprendere che nessuno di noi è inadeguato. Che le idee sono infinite, così come le personalità, i gusti, i sogni possibili. Che vivere richiede coraggio, qualsiasi strada si scelga di intraprendere. E che è abbastanza, ciò che si sceglie di fare. Nonostante il giudizio di una sovrastruttura inventata e, quindi, inesistente. E’ abbastanza.


[1]  Camus, Albert.  Create Dangerously. The power and responsibility of the artist. New York: Vintage International, 2019, 13. Kindle edition

[2] Donner, Marian. Manuale di autodistruzione. Perché dobbiamo bere, sanguinare, ballare e amare di più. Tras. By Marco Cavallo. Milano: Il Saggiatore, 2020, 60-62.

[3] Ibid., 101.


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