
Mentre le giornate si fanno più calde e (ri?)nasce insieme allo sbocciare dei fiori la timida sensazione di lasciarsi alle spalle un inverno duro, per tanti e diversi motivi, con una pandemia che sembra diradarsi all’orizzonte, o che semplicemente diventa come un iceberg dalla punta più bassa, e venti di conflitti che soffiano ai confini del nostro mondo, ecco che a qualcuno potrebbe venire in mente di riprendere in mano la propria vita, i propri sogni e pensare a come superare l’avvenuto disastro.

April is the cruelest month breeding Lilacs out of the dead land, scriveva T. S. Eliot in The Waste Land: parole scritte dopo un disastro ben più grande, a inizio ‘900, ma immortali, com’è giusto che siano le parole di un grande classico di letteratura, e quindi spendibili anche per altri tipi di “disastro,” anche uno personale, anche uno che non si ha voglia di condividere con il mondo, un disastro che significa neve e gelo nel cuore e parvenza di germogli, ad un certo punto, quando si crede o si spera di uscirne (qualcuno ha detto che si avvera ciò che si crede).
Ad ogni modo, se si è alla ricerca di un mantra per superare il proprio momento di “disastro,” una lettura utile potrebbe essere “Segui il tuo demone” di Ivano Dionigi, pubblicato ad ottobre 2020, come una specie di profezia o più semplicemente aiuto per anime disastrate.
In questo breve ma intenso saggio Dionigi ci insegna i quattro precetti per realizzarsi e ricercare la propria felicità, in altre parole “i quattro precetti per superare il proprio disastro personale”[1], e che abbiamo ereditato da pensatori molto antichi; i precetti sono 4 – a cui poi l’autore aggiungerà “un più uno” – e ad essi Dionigi dedica un capitolo per ciascuno:

- Obbedire al tempo
In un viaggio tra grandi scrittori e filosofi, Dionigi invita a riprendere in mano la propria vita (obbedire al tempo), facendo notare che vivere è diverso da esistere, che nessuno restituirà il tempo perduto, che il momento presente va valorizzato, e che spesso la nostra mente è proiettata sempre verso qualcosa che non è, passato o futuro, e si lascia così sfuggire l’unico momento determinante davvero, l’hinc et nunc, il qui e ora, il carpe diem. “E tempo che sia tempo” di P. Celan è la citazione che apre il capitolo.[2]
- Segui il tuo demone
“Demone a ciascuno è il suo modo di essere,” di Eraclito è la citazione che apre questo capitolo[3]: Dionigi invita a riprendere contatto con il proprio daimon, il proprio “demone interiore;” il daimon è una figura estremamente affascinante, una sorta di istinto, un mostriciattolo interiore, o forse un angelo, un’entità divina che suggerisce la direzione che la propria vita dovrebbe intraprendere, quella parte interiore che conosce il proprio senso d’essere, che sa esattamente chi realmente bisogna diventare;
“ Nessuno può dare consigli o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé.”[4]

- Conoscere se stessi
“Vindica te tibi […] passa a significare <<rivendicare il possesso di se stessi>>, riprendersi la propria vita”[5] scrive Dioningi citando Seneca; il conoscere se stessi di cui parla l’autore parte innanzitutto dall’affermare la necessità di smettere di sfuggire a se stessi, che è ciò che spesso l’uomo fa, per paura di una verità inconscia che non si vuole conoscere, “evadendo e alienandosi in inutili occupazioni e smaniando per viaggi e villeggiature.”[6] Prendendo a quattro mani il coraggio, bisognerebbe invece fare un viaggio dentro se stessi e rispondere alla domanda più antica del mondo, Tu quis es? Tu chi sei?
“Guardate in voi stessi, conoscetevi, attenetevi a voi stessi: il vostro spirito e la vostra volontà, che si sperperano altrove, riportateli in voi stessi: voi vi spandete, vi disperdete; chiudetevi in voi stessi, puntellatevi; vi si tradisce, vi si dissipa, vi si sottrae a voi stessi.”[7]
- Non eccedere
Il quarto precetto degli antichi, che dovrebbe riportare sulla retta via per vivere una vita autentica finalmente fedele alla propria idea di felicità e realizzazione, è Nihil nimis ovvero, “non desiderare nulla di troppo”[8], il precetto più difficile per i cuori insoddisfatti. Eppure è il precetto che riesce meglio di rispettare ai giovani della nostra generazione, forzati da cause esterne che sembrano insuperabili e che quasi li obbligano ad accettare la mediocrità degli anni e della realizzazione che vivono. Scrive Dionigi:
“Pochi mesi fa, dopo la messinscena di un dialogo immaginario tra l’epicureo Lucrezio e lo stoico Seneca […] alla domanda su quale dei due classici li rappresentasse meglio, gli studenti sia universitari sia liceali, come un sol uomo e senza esitazione, con sorpresa di tutti i presenti, hanno risposto che Seneca era il loro preferito. […] Di fronte all’alternativa tra chi parla dell’uomo e chi parla del cosmo, tra chi cerca soluzioni a partire dalla vita quotidiana e chi procede diritto guidato da principi assoluti […] i nostri ragazzi preferiscono chi parla a loro e di loro; scelgono guide che li confortino più che profeti che li convertano; chiedono di migliorare questo mondo, e non pretendono di capovolgerlo. Noi nel ’68 e nel ’77 cercavamo e volevamo un mondo diverso da quello dei nostri padri. Loro sono come sospesi: tra speranza e rassegnazione. O forse tra compromesso e sopravvivenza.”[9]

Non sappiamo cosa riservi il futuro, ma leggere ci aiuta a realizzarlo, ad elaborarlo, partendo a volte anche dal passato. In un viaggio ricco di pensieri, consigli provenienti da epoche lontane, sembra quasi che la vita stessa attraverso la voce dei saggi indichi un percorso da seguire per uscir fuori dal proprio disastro personale, da quel torpore di rassegnazione, di cui parla Dionigi, che caratterizza le giovani generazioni, rassegnate in un vicolo cieco di prospettive che il mondo attorno con il suo frastuono non fa che aumentare.
C’è una via d’uscita però, e in fondo la si conosce da sempre, basta chiudere gli occhi e ascoltare il silenzio: ad un certo punto il demone interiore parlerà, suggerendo la strada da prendere. Allora basterà solo mettersi in piedi e iniziare a camminare.

[1] Ndr
[2] Dionigi, Ivano. Segui il tuo demone. Quattro precedetti più uno. Editori Laterza, 2020, p. 5
[3] Dionigi, Ivano. Segui il tuo demone. Quattro precedetti più uno. Editori Laterza, 2020, p. 25
[4] Rilke in Dionigi, Ivano. Segui il tuo demone. Quattro precedetti più uno. Editori Laterza, 2020, p. 33
[5] Dionigi, Ivano. Segui il tuo demone. Quattro precedetti più uno. Editori Laterza, 2020, p. 41
[6] Ibid., p.42.
[7] Montaigne in Dionigi, Ivano. Segui il tuo demone. Quattro precedetti più uno. Editori Laterza, 2020, p. 50.
[8] Dionigi, Ivano. Segui il tuo demone. Quattro precedetti più uno. Editori Laterza, 2020, p. 55.
[9] Dionigi, Ivano. Segui il tuo demone. Quattro precedetti più uno. Editori Laterza, 2020, p. 73.
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