

Sammy si era appena trasferito in un nuovo appartamento. Era un primo piano di un vecchio condominio. Guardandosi intorno, la prima volta che vi entrò, provò una sensazione precisa: si sentì unto, appiccicoso, sporco. L’appartamento, a dirla tutta, era vuoto. Non c’erano mobili. Non c’erano tende. Non c’era niente. Eppure era la stessa aria, collezionata lì dentro da chissà quanti anni, che lasciava addosso quella sensazione di unto. Doveva averci abitato qualcuno di poco raccomandabile, o forse semplicemente poco pulito. Qualcuno che aveva qualcosa da nascondere. Un bugiardo di professione. E le bugie, specie quelle facili da scoprire, rendono l’aria che si respira pesante, di quella pesantezza che prova chi ha il timore di essere colto in flagrante. Dunque sì, il fatto che quel giorno Sammy si sentisse unto doveva avere a che fare solo con quell’appartamento.
Molly non l’aveva più chiamato. Scontato, pensava lui. Le donne bisogna lasciarle un po’ in pace, dopo aver avuto una discussione con loro. Bisogna lasciarle digerire il fattaccio, si diceva. Sì, il fattaccio. Sammy l’aveva tradita. E sapeva che Molly a questa cosa della fiducia reciproca ci teneva tantissimo. Lui invece ammetteva la possibilità di mentire ogni tanto. Non era poi così grave, no? Erano solo parole, che, seppur false, avrebbero potuto essere vere, se le circostanze fossero state diverse.
Il giovedì sera Sammy andava sempre a vedere la partita con gli amici. Mangiavano, bevevano, insultavano i giocatori alla tivù. Cose da uomini, insomma. Molly non poteva partecipare. Era questa la bugia principale di Sammy. Il fatto è che se non avesse conosciuto Francis al supermercato, tra il reparto surgelati e il reparto alcolici, probabilmente ogni giovedì sera sarebbe andato a vedere la partita con gli amici. Però Francis l’aveva conosciuta, quindi alla fine ogni giovedì andava a casa di lei, e non a vedere la partita. Quello che lo scagionava, si diceva Sammy, era che la sua bugia, dopotutto, era verosimile: sarebbe realmente andato a vedere la partita tutti i giovedì, in circostanze diverse. Non era colpa sua, era stata la vita a incastrarlo.
E poi lui quel giovedì che aveva conosciuto Francis al supermercato non ci voleva nemmeno andare. Era una cosa da considerare, dopotutto, no? Il destino aveva voluto fregarlo contro la sua volontà! Molly rientrava tardi quella sera, faceva il turno serale nel ristorante in cui lavorava come cameriera. Aveva bisogno che Sammy comprasse latte e biscotti per i bambini. Sammy non ci voleva andare. <<Li compriamo domani>> le aveva detto <<Stasera c’è la partita.>> Molly era andata su tutte le furie. Così era stato costretto ad andarci al supermercato. E lei era lì, Francis, indecisa se comprare del pesce surgelato, o prendere una buona bottiglia di vino rosso.
<<Io sceglierei il vino>> le aveva detto Sammy, senza neanche pensarci troppo. L’aveva vista lì, bella e sola, e anche lui era solo. Al supermercato. Era da solo, ma al supermercato. Nella vita privata le cose stavano diversamente. <<Tu dici?>> aveva risposto Francis. E cos’era quello? Un occhiolino? Aveva visto bene? In quel momento Sammy pensò che voleva trascorrere la serata con Francis, non voleva comprare latte e biscotti, e nemmeno guardare la partita. Era il primo giovedì di una lunga serie in cui avrebbe detto alla moglie Molly delle bugie verosimili.
Dopo aver fatto l’amore, Sammy fumava sempre dei piccoli sigari, affacciandosi dalla finestra della camera da letto di Francis, che dava sulla via principale della città. Era molto tardi e le strade erano deserte. Molly sapeva che Sammy dopo aver visto la partita si fermava in un pub a bere un drink con gli amici. Non tardava mai più delle quattro del mattino. Quella notte Sammy si rivestì, dopo aver fumato il suo sigaro, e tornò a casa, come da copione, in orario, secondo le aspettative della moglie. Quella fu la prima notte che Sammy e Francis trascorsero insieme. Non avevamo parlato poi molto, loro due. Giusto qualche parola. Francis non sapeva che Sammy fosse sposato, e Sammy non aveva interesse a chiedere a Francis se fosse impegnata. Diciamo che a nessuno dei due importava molto della questione.
Quando tornò a casa e vide la moglie Molly che dormiva serenamente pensò a quanto fossero diverse lei e Francis. La moglie aveva i capelli neri e la pelle olivastra, Francis aveva i capelli biondi e la pelle chiara. La cosa che aveva sempre amato di più della moglie era la sua pelle. E poi, Sammy aveva sempre avuto una passione per le donne scure di capelli. Come poteva essere, allora, che trovasse Francis così attraente? Fu in quel momento, nel cuore della notte, dopo aver tradito la moglie per la prima volta, che Sammy capì che si è disposti a tutto pur di guadagnare la propria libertà: non era importante di che colore avesse i capelli Francis, lei era il suo biglietto in prima classe per ritornare a vivere e sfuggire dalla monotonia del suo matrimonio. La verità era che non voleva più essere legato a quella donna: Sammy voleva una scusa, una scusa qualsiasi per defilarsi, per andare via e sentirsi di nuovo bene. La verità era che con Molly non stava più bene.
Da molto, moltissimo tempo Sammy e Molly non facevano l’amore. Non c’era più attrazione. Non c’era desiderio. Un tempo, quando tutto era iniziato, nessuno dei due se lo sarebbe aspettato. Eppure il giorno in cui entrambi iniziarono a provare un incurabile nichilismo verso la sorte della loro storia era proprio arrivato. Non avevano interesse nel continuare la vita insieme. Sammy sapeva che anche per Molly era così. Solo che lei, che era più responsabile e aveva un’etica più forte della sua, non voleva ammetterlo. Ma lui era più coraggioso, Sammy. O forse più incosciente.
Avevano trascorso dei momenti bellissimi, lui e Molly. Quando, ad esempio, si lasciavano cogliere di sorpresa da un temporale improvviso, perché avevano trascorso l’intero pomeriggio a parlare, di fronte ad una tazza di caffè, e non si erano resi conto del tempo che passava. Nessuno dei due aveva portato l’ombrello e quindi l’unica scelta era correre sotto la pioggia. Sammy e Molly si sentivano due adolescenti al primo appuntamento. Dopo ciò erano trascorsi tre anni d’amore, qualche crisi, e il matrimonio. Sammy non aveva mai tradito Molly.
Il matrimonio, l’essere fedele per sempre, dover rispettare la clausola temporale di un periodo così lungo era per Sammy un’idea così frustrante. Si sentiva come in prigione. Sammy voleva sempre potersi sentire libero di scegliere qualcos’altro, se ne aveva voglia. Un’altra vita magari. Un altro amore, forse. Ci teneva al libero arbitrio vita-natural-durante. Invece, dato che Molly ci teneva a sposarsi, era stato costretto ad accettare lavori umili, che non gli piacevano, per potersi permettere una vita insieme.
Molly, però, era una donna fantastica. Era perfetta: Sammy vedeva Molly come fosse un angelo sceso in terra, venuto per amare lui, un fannullone di prima categoria. Era infatti questo che Sammy pensava di se stesso. La cosa che amava di Molly, però, era il fatto che lei di lui pensasse tutt’altra cosa: per lei Sammy era semplicemente perfetto: accettava i suoi difetti in cambio della vista quotidiana del suo viso niente male.
Sammy sapeva di non essere un tipo costante, e di essere narcisista al punto da scegliere la donna della sua vita sulla base del suo tornaconto: sulla base cioè di quanto si sentisse amato da lei. Ma Sammy inizialmente stava bene. Se lo ripeteva giorno e notte: lui con Molly stava bene. E poi c’era quel discorso dell’abitudine, che non si doveva sottovalutare. Ormai erano quasi cinque anni che stavano insieme, tra fidanzamento e matrimonio. Cinque anni è un tempo considerevole per abituarsi all’altro. La sua più grande paura, in fondo, era dover cambiare abitudini. E i figli poi? Oh beh. I figli crescono lo stesso, si diceva. Lui stesso era venuto su bene, nonostante il divorzio dei genitori. Sammy aveva due figli: Matt e Sophie. Erano due bambini vivaci ed erano ancora abbastanza piccoli da riuscire a dimenticare il trauma della separazione, pensava.
Che poi, perché era finita? Sammy se lo chiedeva spesso. Per nessuna ragione, si rispondeva. La verità è che le cose finiscono e basta, senza motivo. Una mattina ci si sveglia, si guarda la persona che si ha accanto e la si vede come un peso, come qualcosa di troppo, oppure non la si riconosce e la si vede come un’estranea. “Non è la donna che ho spostato,” “non sei più quello di una volta,” “non ti riconosco più,” “sei cambiato,” e tutta una serie di frasi che dice la gente che vive il dramma del lasciarsi-senza-motivo. E’ una cosa che succede all’improvviso. Un bel giorno ci si alza e “forse non sono più innamorato,” si dice. Così Sammy un bel giorno si era alzato, ed era successo. Francis non c’entrava nulla. Francis era venuta dopo, dopo quell’epifania, dopo che Sammy aveva capito che con Molly era finita senza motivo. In fondo, ci s’innamora senza una ragione specifica, e allo stesso modo ci si disinnamora.
Qualunque fosse la ragione, o la non-ragione, Sammy si trovava di fronte ad un fatto innegabile: non voleva più stare con Molly. Ogni giovedì, quando andava da Francis, Sammy si sentiva nuovamente libero. Nonostante i due non avessero nulla in comune, Sammy sentiva di star bene. Stava di nuovo bene.
Un giorno, un paio di mesi dopo, Sammy decise di lasciare Molly. Era sera tardi, un martedì qualunque. Molly aveva appena finito di lavare i piatti. Indossava un pigiama a righe che le stava grande. Si sedettero, come a volte facevano dopo cena, di fronte a due calici di vino rosso.
<<Devo dirti una cosa.>> inizia lui
Molly sorseggia lentamente il suo vino.
<<Ti ho tradita.>> taglia corto Sammy. Era inutile cercare scuse, bisognava semplicemente elencare i fatti, senza tergiversare.
Molly non risponde e continua a sorseggiare il suo vino.
<<Ti tradisco tutti i giovedì da due mesi.>> continua lui
Molly si decide a dire qualcosa: <<Lo so.>> risponde.
Sammy è stupito. Se n’era accorta? Come aveva fatto? La sua scusa era verosimile. Andava a vedere la partita tutti i giovedì. Lei doveva essersela bevuta.
<<Una volta sono passata dal pub in cui dici di andare a vedere la partita con i tuoi amici. Stavo tornando da lavoro, era sera tardi. Dalle finestre del locale ho visto i tuoi amici seduti al tavolo. Bevevano e commentavano la partita. Tu, però, non c’eri. In quel momento ho capito.>>
Molly diceva tutto questo con un tono di voce molto calmo. Non valeva la pena litigare. A cosa sarebbe servito, poi? Non ci si può arrabbiare se l’altro non è più innamorato. Non è uno sbaglio. E’ semplicemente un dato di fatto. Lui non è più innamorato. Dunque Molly non era arrabbiata con Sammy. Finirono di sorseggiare il loro vino e andarono a letto. L’indomani quando Sammy si svegliò trovò la sua roba chiusa in delle valigie, i bambini e la madre non c’erano. Sulle valigie c’era un biglietto: “Entro oggi, levati dai piedi.”
Era giusto andar via. Sammy chiamò un suo amico, un agente immobiliare. <<Non ti preoccupare>> disse l’amico <<Ho un appartamento pronto per te.>> Così Sammy si trasferì nella sua nuova casa, quella che sapeva di unto. Decise di non rispondere più alle chiamate di Francis. Non gli importava di lei. Era servita al suo scopo: ritrovare la libertà. Sammy poggiò le valigie per terra, all’ingresso. Cercò di dimenticare che si sentiva sporco in quel momento. L’appartamento si apriva su un ampio salone, alla sinistra una grande porta scorrevole e un’altra stanza, sempre vuota, e a destra un arco lasciava intravedere quella che doveva essere la cucina, l’unico mobilio presente. Accanto all’ingresso una porta chiusa nascondeva il bagno, con i sanitari incrostati. Sammy quella notte dormì sul pavimento, e comprò cibo da asporto da un negozio cinese sotto il condominio.
Sammy lavorava occasionalmente come fattorino. Il giorno seguente però decise di rimanere a casa, per tentare di rimuovere lo sporco da ogni centimetro dell’appartamento. Si rese conto, tuttavia, che non era per niente bravo a rimettere le cose a posto, a eliminare l’unto, a ripulire un misfatto. Molly, ovviamente, non aveva chiamato. Decise, mentre era chino a pulire il pavimento, che nemmeno lui l’avrebbe chiamata. Perché avrebbe dovuto, dopotutto? Era libero, oramai.
Mentre si alzava da terra, Sammy si fermò un attimo a guardare fuori dalla finestra che si trovava esattamente al centro della stanza che aveva deciso sarebbe diventato il suo salotto. Era una finestra stretta, ma abbastanza grande da avere una buona visuale dell’esterno. Incrociava un’altra finestra, in un appartamento del condominio di fronte. Le luci erano accese in quell’altra casa, e s’intravedeva un salotto elegante, con divani bianchi, pulitissimi. Sammy decise che adorava quei divani, e che ne avrebbe comprati alcuni simili. Mentre osservava l’appartamento di fronte, vide la figura di una donna che attraversava il salotto. Fu un’apparizione veloce. Non ebbe tempo di distinguere le sue forme, ma vide lunghi capelli neri fluttuanti: indossava una tuta, gli pareva. Nonostante si trattò solo di pochi attimi, Sammy rimase incantato. Aspettò qualche secondo in più, fermo, di fronte alla finestra, sperando di vederla passare nuovamente e scorgere qualche particolare in più, ma ciò non avvenne.
Deluso, si rimise chino e continuò a pulire il pavimento.
La sera il suo amico Lucas, l’agente immobiliare, venne a fargli visita, e gli regalò un vecchio divano in pelle marrone, con qualche buco qua e là, che teneva in garage. Venne con del cibo preso dal cinese sotto il condominio, e Sammy, vedendolo, iniziò a ricordarsi del mal di stomaco che aveva avuto la notte prima, dopo averlo mangiato. Siccome era grato all’amico per il divano, decise di non opporsi e mangiare insieme a lui il cibo cinese.
<<Ti trovo bene, Sammy>> disse Lucas, dopo aver congedato i fattorini che l’avevano aiutato a trasportare il divano <<Non è molto>> disse poi indicando il suo regalo <<Qualche buco qua e là, ma è ancora comodo e puoi usarlo temporaneamente in attesa di comprare un vero salotto.>>
<<Ho deciso che comprerò dei divani bianchi.>> rispose Sammy
<<Bene, mi fa piacere.>>
Lucas si guardò intorno. <<C’è ancora molto da fare. Ma per ora è vivibile.>> spiegò Sammy, pensando che l’amico, come lui, sentisse una sensazione di unto. L’amico annuì. Si sedettero sul divano e iniziarono a consumare il cibo cinese.
<<Molly ha lasciato il vostro appartamento.>> raccontò l’amico <<Mi ha chiamato lo stesso giorno in cui mi hai contattato tu. Uhm… Qualche ora dopo a dire il vero. Le ho trovato un appartamento in cui stare, qualcosa di decente per i bambini, non ti preoccupare… Volevo solo dirtelo.>>
<<Grazie, Lucas.>> rispose Sammy <<Molly non è più affar mio, però. Ho capito che oramai non c’è più niente da fare.>>
<<Certo.>>
Mangiarono in silenzio per il resto della serata. Sammy si svegliò la mattina dopo, sul divano, circondato da scatole vuote di cibo cinese, vestito come il giorno prima. Finalmente decise di farsi una doccia e andare a lavorare. Rispose alle richieste dei fornitori, prese la sua bicicletta e iniziò a far le consegne di cibo per pranzo. Mentre pedalava, non riusciva a smettere di pensare alla donna della finestra di fronte. Non sapeva chi fosse, quanti anni avesse, cosa faceva nella vita, ma il fatto che adorava i suoi divani gli aveva fatto capire che era la donna giusta per lui. Le liti domestiche iniziano sempre per questioni di arredamento, si diceva. Lei non vuole che si compri quella lampada moderna, oppure tu non vuoi spendere una fortuna per un tappeto, oppure preferisci un altro tipo di stoviglie, queste cose così. Succede all’ordine del giorno. Ma essere a priori d’accordo sul colore dei divani è una cosa importantissima. Dunque, pensò, doveva conoscere quella donna, e sposarla. 
La intravide di nuovo, quando rientrò in casa. Stavolta si era proprio fermata di fronte alla sua finestra. Era di spalle. Sammy notò che aveva un corpicino niente male. La donna prese per mano un bambino e si diresse nell’altra stanza. Il bambino aveva un’enorme peluche che gli copriva il volto, quindi tecnicamente poteva essere che fosse anche una bambina, Sammy non era riuscito a distinguerlo. Una cosa era certa: la donna della sua vita aveva dei figli. Sammy pensò che la cosa non era niente male, perché anche lui aveva dei figli, e quindi si sarebbero compresi a vicenda. Avrebbero capito senza problemi quando l’altro non poteva esserci il weekend, perché era con i figli. Non si sarebbero fatti problemi se bisognava accompagnare i bambini da questa o quest’altra parte. Avrebbero capito che a volte, per i figli, bisogna anche ritrovarsi con gli ex, e mantenere vivi i rapporti. Era tutto perfetto, insomma. Ancora una volta a Sammy la donna della finestra di fronte sembrava perfetta.
Sammy iniziò a trascorrere le giornate seduto sul divano, a guardare fuori dalla finestra. La donna non si voltava mai a guardarlo. Non si sedeva mai su quei divani bianchissimi. Si limitava a passare attraverso la stanza ogni tanto, due o tre volte al giorno, sempre di spalle purtroppo. Il resto della giornata Sammy doveva immaginarsela. Aveva i capelli neri, lunghi, magari aveva anche la pelle olivastra, come piaceva a lui, ed era anche ironica. Non sembrava troppo alta, ma a lui piacevano le tipe bassine. Era sicuro che fosse anche dolce e comprensiva. Lo aveva capito dal suo modo di camminare e dal modo in cui teneva in braccio i suoi figli. Erano piccoli, più o meno della stessa età dei suoi, o così gli sembrava. Altro elemento che li avrebbe accomunati.
La donna spesso non era a casa la sera. Questo fece incupire Sammy. C’era sempre un’altra ragazza, molto più giovane, che teneva i bambini. Quest’altra ragazza si sedeva sui divani bianchi e ogni tanto aveva guardato fuori dalla finestra, ma Sammy si era nascosto per non farsi scoprire. La ragazza avrebbe potuto pensare che la stava spiando, avrebbe avvertito la donna che amava, e lei si sarebbe senza dubbio trasferita o avrebbe chiamato la polizia. Era meglio essere prudenti con questa cosa dello “stalking visivo,” pensava.
Anche se, Sammy ne era sicuro, la donna della finestra di fronte sarebbe stata molto comprensiva. Anzi, incrociando il suo sguardo, si sarebbe innamorata a prima vista. Avrebbe lasciato tutto, sarebbe scesa di corsa lungo le scale per incontrarlo. Sammy avrebbe fatto lo stesso. Sarebbero usciti dal portone dei rispettivi condomini e avrebbero bloccato il traffico dandosi un lungo bacio appassionato in mezzo alla strada. Quell’immagine fece venire a Sammy un’idea: doveva provarci. Tirò fuori dal suo zaino un taccuino, e strappò via una pagina bianca. Iniziò a scrivere.
“Credo non ci sia niente di più bello del sole che illumina i tuoi capelli la mattina.”
Sammy piegò il biglietto in quattro. Scese le scale. Uscì per strada e lo infilò nel palazzo di fronte, nella cassetta delle lettere corrispondente al primo piano del condominio. Per fortuna, il palazzo era molto stretto e aveva un solo appartamento per piano, così per Sammy fu facile individuare la cassetta giusta, anche se non c’era affisso ancora nessun nome, segno che la donna doveva essersi trasferita da poco, come lui. Tornò nel suo appartamento e si addormentò sul divano. Si addormentò subito, stanco morto, come uno che aveva appena terminato una difficilissima missione segreta.
Sammy scrisse dei biglietti alla donna della finestra di fronte ogni giorno. La sera dopo il lavoro ne scriveva uno, scendeva le scale del condominio, usciva in strada, raggiungeva il condominio di fronte e infilava il biglietto nella cassetta della posta. Era confortato dal fatto che tutte le volte che andava a consegnare il suo messaggio giornaliero non ritrovava quello del giorno prima: era sicuro, quindi, che lei li leggesse e che apprezzasse il suo comportamento.
Rimaneva poi ore e ore a fissare dalla sua finestra l’appartamento di fronte, seduto sul suo divano malconcio, aspettando che la donna si palesasse, attraversasse il salotto, anche solo per qualche secondo. Per un paio di sere non lo fece. Sammy vedeva sempre la baby sitter seduta su quei meravigliosi divani bianchi che faceva zapping alla tv. Se fosse stato per Sammy, l’avrebbe licenziata. Non aveva ancora quell’autorità, se ne rendeva conto, ma presto…
Finalmente una sera la donna si fece vedere in salotto e si fermò di spalle di fronte alla finestra. Aveva in mano dei dischi in vinile e sembrava indecisa su quale ascoltare. Sammy aguzzò lo sguardo, come se potesse in quel modo vedere più chiaramente la sua vicina. Aveva una tuta grigia e una felpa. I capelli neri le cadevano lungo le spalle. Iniziò a camminare in modo ansioso su e giù per la stanza, sempre di
fronte alla finestra. Doveva esserle successo qualcosa.
Sammy ebbe un déjà-vu. Le donne bisogna lasciarle calmare, si disse. Anche Molly quand’era nervosa camminava su e giù per la stanza. Ma ormai lui Molly non l’amava più. Tirò fuori da una busta di plastica appoggiata accanto a lui sul divano una bottiglia di rum e se ne versò un goccio in un bicchiere di plastica. Ormai era finita. Molly aveva addirittura deciso di lasciare la loro casa. Che scelta insensata. Prima lo aveva buttato fuori, e poi era andata via anche lei. Molly era sempre stata un tipo bizzarro. Chi poteva farle cambiare idea? Non certo Sammy. Anche Molly amava la musica, e collezionava dei vinili. Erano di suo padre, in realtà, e lei diceva sempre che un giorno avrebbe comprato un giradischi e li avrebbe ascoltati. Quel giorno sarebbe stato per lei una conquista, perché si sarebbe potuta permettere di spendere del denaro solo per un suo piacere. La finestra della donna di fronte era aperta e si sentì Frank Sinatra che iniziava a cantare. Sammy era così preso nel pensare a Molly che non aveva visto la donna che amava scegliere il vinile e metterlo sul giradischi. Sammy si sentì in colpa. La storia con la donna di fronte non era ancora iniziata e già lui pensava a un’altra. Molly. Era sempre colpa di Molly.
Sammy decise di farsi perdonare. L’indomani non andò a lavoro e rimase tutto il giorno a fissare la finestra dell’appartamento di fronte. Voleva aspettare che la donna uscisse di casa, l’avrebbe seguita, avrebbe finto un incontro fortuito e si sarebbe presentato. Finalmente la donna intorno a mezzogiorno attraversò il salotto, molto velocemente, ma Sammy riuscì a scorgerla lo stesso. Era il suo momento: Sammy prese il cappotto e scese velocemente le scale. Uscì in strada. Era una giornata di sole, non c’era una nuvola in cielo. Una volta fuori, Sammy guardò il palazzo di fronte per qualche minuto: nessuno usciva. Guardò a destra e sinistra, ma niente. A un certo punto scorse una donna con una tuta grigia in lontananza. Era di spalle e aveva un cappellino di lana bianco in testa, ma da esso scendevano morbidi capelli neri. Non era sicuro fosse lei, ma valeva la pena tentare.
Sammy la seguì dentro un supermercato. Si dirigeva verso il reparto surgelati. Sammy stava a distanza, sperando che lei si voltasse, ma non lo fece. Dal reparto surgelati si spostò verso quello degli alcolici e prese in mano una bottiglia di vino rosso, poi come se fosse indecisa, la riposò. Sammy decise di prendere in mano la situazione. Si diresse verso di lei e sussurrò alle sue spalle: <<Io sceglierei il vino rosso.>>
La donna si voltò. E Sammy pensò di essere diventato matto.
<<Sammy…>> disse la donna
<<Molly…>> rispose lui
Fu in quel momento che Sammy capì che la donna che amava era sempre stata solo Molly, e si sentì così stupido per non aver riconosciuto qualcosa che era così evidente, di fronte ai suoi occhi. A volte la vita ti confonde, si disse, ti fa ubriacare con il cocktail confusionario degli eventi che accadono intorno. A volte, semplicemente non riesci a distinguere la verità, pur avendola davanti a te. E si disse che a volte è così difficile realizzare ciò che si vuole davvero. In quanto a Molly, capì in quell’istante, quando la guardò negli occhi e risvegliò il colpo di fulmine che lo aveva fatto innamorare, che in qualsiasi veste la vedesse, o qualsiasi altra donna potesse incontrare, non avrebbe mai amato nessun’altra così come amava Molly. E finalmente capì: non era vero, ammise a se stesso, che non l’amava più.
<<Mi hanno detto che hai cambiato appartamento.>> continuò lui
<<Non ce la facevo a rimanere nel nostro, troppi ricordi.>>
Sammy annuì. Molly gli disse che il nuovo appartamento non era lontano da dove vivevano precedentemente e gli diede l’indirizzo, invitandolo a venire a trovare i bambini molto presto.
<<Abito da quelle parti anch’io.>> disse Sammy <<Sai, devo ancora abituarmi…>>
Sammy accompagnò Molly alla cassa e la aspettò mentre pagava la bottiglia di vino rosso. Poi si offrì di accompagnarla a casa.
<<Ho comprato dei divani nuovi.>> disse lei, durante il tragitto.
<<Ah si?>>
<<Già. Bianchi. Trovo sia un colore che trasmetta positività.>>
<<Lo penso anch’io.>> rispose Sammy.
<<E ho finalmente comprato un giradischi per ascoltare i vinili di mio padre.>>
<<Veramente?>> chiese stupito Sammy.
<<Sì. Sai quanto ci tenevo.>>
<<Lo so.>>
Molly e Sammy arrivarono di fronte al portone di ingresso di lei. Sammy lanciò un’occhiata al condominio di fronte. Dalla sua finestra si vedeva un divano di pelle marrone malconcio. Era imbarazzante, ammise a se stesso.
<<Vuoi salire?>> chiese Molly <<I bambini sono all’asilo.>> Sammy annuì. Entrando nell’appartamento e vedendo il mobilio e la conformazione delle stanze Sammy pensò che quella era esattamente la casa che lui e Molly avevano sempre desiderato e si chiese come mai non l’avessero trovata prima. Si rispose che a volte ci vuole solo del tempo per capire come far funzionare le cose e poi, pensò, le donne bisogna lasciarle solo un po’ in pace a volte.
Mentre Molly versava un po’ di vino in due calici, di là in cucina, Sammy entrò in camera da letto. Sul comodino c’era un biglietto, con sopra una calligrafia pessima:
“Credo non ci sia niente di più bello del sole che illumina i tuoi capelli la mattina.”
E’ vero, pensò Sammy, non c’era niente di più bello.
Le illustrazioni provengono dal contenuto gratuito dell’applicazione “Canva.” Il racconto dal titolo “La Finestra” è di proprietà dell’autore del blog e non può essere copiato, riprodotto, pubblicato o redistribuito perché appartenente all’autore stesso. E’ vietata la copia o la riproduzione in qualsiasi modo o forma. E’ vietata la pubblicazione e la redistribuzione dello stesso se non autorizzata espressamente dall’autore. Copyright © 2020 It’s about that Story. All rights reserved.
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