The importance of not giving up: cronache di una crisi

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Nell’anno funesto in cui un virus invisibile ha fermato il mondo, la generazione X e i millennials stanno vivendo una crisi senza precedenti. Sono due categorie di nati che non hanno infatti reminiscenze di catastrofi mondiali che hanno sconvolto la vita di tutti i giorni, mutandola, mettendo in stand-by ogni esistenza. Certo, ci sono state catastrofi mondiali in questi anni – Chernobyl, tsunami, guerre – catastrofi che spezza il cuore anche solo nominare. Eppure, nonostante questi disastri mondiali il mondo non si è mai fermato. Il mondo ha sempre continuato la sua corsa frenetica. Forse si è voltato dall’altra parte, quando ha potuto. Ma adesso deve fermarsi. Ecco la più grande differenza tra il tempo presente e quello passato: il mondo deve fermarsi.

Siamo abituati a stare fermi? Ci è totalmente indifferente fermarci tutte le mattine ore di fronte allo specchio, non sapendo cos’altro fare e confrontarci con noi stessi? Fermarci, per ascoltare cosa il nostro io ha veramente da dire? Perché la prima cosa che accade quando ci si ferma è fare i conti con se stessi. Questa potrebbe già essere la prima difficoltà che affronta chi spesso si è voltato dall’altra parte, chi spesso ha continuato a correre e a lasciare perdere, chi sa che la vita è un eterno movimento: ora che ci si deve fermare, bisogna fare i conti con se stessi.

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E quando finalmente ci si mette lì, a tu per tu con se stessi, la prima cosa che il l’Io dirà è “sei felice?” Così iniziano i mille discorsi, i mille dubbi, i mille problemi, i mille “se,” e si prospettano davanti agli occhi le mille strade che si sarebbero potute scegliere e che non si è scelto.

E adesso, fino a quando non si potrà più scegliere? Ecco, questa è la grande fonte d’ansia della quarantena 2020: la mancanza di prospettiva. La mancanza di un punto d’arrivo, la mancanza di un’idea chiara su quando si potrà riiniziare a correre. Su quando si potranno di nuovo avere delle scelte, o la libertà di andare via quando le cose vanno male, o non vanno come avremmo sperato. La libertà di non aver paura dello sconosciuto, di un contatto, di un qualcosa di nuovo o diverso. La libertà di avere delle possibilità. Di crearne delle nuove, magari.

Ma ecco cosa non bisogna fare: se l’immobilismo costringe a fare i conti con se stessi, qualunque sia la situazione di vita che si analizza, non bisogna cedere all’idea di sentire di aver fallito. I fallimenti non esistono, perché un fallimento è solo un modo per capire che quella intrapresa non è la strada giusta. Thomas Edison disse: “Non ho fallito, ho solo trovato 10.000 modi che non funzionano.” Alla prima lezione di Inglese I all’università la mia insegnante dall’alto del suo podio ci disse: “quanti di voi prenderanno meno di 18 al test d’ingresso sappiano semplicemente che hanno scelto la facoltà sbagliata.” In quel momento suonava come una minaccia alle orecchie di noi matricole di Lingue e Culture Straniere, ma oggi credo fosse una lezione di vita: se qualcosa non va come speravamo, non ci riesce nel migliore dei modi, forse è semplicemente perché non è quello per cui siamo tagliati, perché c’è qualcos’altro che invece potremmo fare molto, molto meglio. Allora non è che si fallisce, o si sbaglia: semplicemente si scoprono i propri limiti, ovvero qualcosa che non è adeguato alla persona: si scopre un punto di rottura, quel punto da cui bisogna ripartire per capire come migliorare le cose, per capire cosa realmente si vuole fare della propria esistenza. Mettiamola così, il fallimento è piuttosto un’epifania. E non è semplice. Ma qualcuno ha mai detto che fosse semplice capire cosa fare della propria vita?

“Non ho fallito, ho solo trovato 10.000 modi che non funzionano.” T. Edison

Dunque, mentre si è fermi di fronte allo specchio bisogna dire al proprio Io dispettoso: non ho fallito, ho aggiunto un tassello alla mia ricerca, alla mia conoscenza di me stesso. Ci sono semplicemente cose per cui siamo tagliati e cose per cui non lo siamo. Ma non per colpa nostra, perché ognuno deve seguire il proprio path, la propria strada, che sarà semplicemente perfetta. And here’s another thing I got to know: we’re all wrong for someone. Tutti noi siamo sbagliati per qualcuno, o per qualcosa, direi. Tutti noi abbiamo debolezze, tutti noi non siamo perfetti: ma come si fa a capire per cosa siamo tagliati realmente? Tentando, ritentando e ritentando ancora.

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E come si fa invece per la mancanza di prospettiva, per l’insicurezza sul futuro che l’immobilismo del mondo in quarantena ci porta a sperimentare? Breathe, you gotta stop running now.

Un’altra cosa che ho imparato è che c’è sempre una ragione per ogni cosa e che all the dots eventually will connect. Non è la prima volta che si è privi di prospettive, in fondo capita spesso nella vita di esserlo, indipendentemente dalla quarantena: pensiamo al momento in cui si diventa maggiorenni e si deve decidere cosa fare della propria vita: che il mondo sia in corsa o che stia dormendo in quel momento non si hanno certezze perché nessuno sa cosa accadrà in futuro! Ora come allora, bisogna solo aspettare e impiegare il tempo in qualcosa che arricchisca l’anima, per essere pronti quando la vita ricomincerà a correre.

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Quindi metti un paio di jeans, e un rossetto, se ti va! Metti le scarpe nuove, metti l’abito più bello. Oppure non vestirsi affatto, e metti la musica a tutto volume e balla nudo/a. Non sai come andrà, sei libero, voli in picchiata. Ci sono milioni di strade e milioni di prospettive latenti, sconosciute, che avverranno dopo. E siamo fortunati, perché non sarà la stessa cosa di correre e girare per il mondo, ma attraverso la benedizione di internet possiamo trovare tantissimi spunti per rimanere connessi, arricchirci, trovare ispirazione e forza da altre persone che condividono con il mondo le proprie esperienze, idee, sentimenti, creatività. L’eroe di Matrix viveva un’avventura praticamente dormendo. J. K. Rowling nel suo discorso ai laureandi di Harvard, divenuto poi un libriccino dal titolo Very Good Lives. The fringe benefits of failure and the importance of imagination, parla dell’importanza dell’immaginazione come potere salvifico. L’immaginazione, scrive la Rowling, non è solo la capacità umana unica nel suo genere di visionare quello che non esiste, e quindi la fonte di ogni invenzione e innovazione, è il potere di vivere esperienze che non abbiamo mai vissuto, entrando in empatia con persone con cui non abbiamo mai condiviso nulla. Abbiamo questo dalla nostra parte, dunque: il potere unico nel suo genere di reinventarci tutte le volte che lo desideriamo. Quando studiavo storia americana mi sono imbattuta in questa citazione di Thomas Paine: “We have it in our power to begin the world over again,” abbiamo il potere di reinventare di nuovo il nostro mondo, di ricominciare daccapo. Ecco perché durante questa immobilizzazione forzata bisogna tenere a mente l’importanza di non mollare, di non rinunciare, di sperare e di creare prospettive grazie al potere della nostra immaginazione. Se smettessimo di farlo, allora si che saremmo perduti. Let’s begin the world over again.

“We have it in our power to begin the world over again” T. Paine

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  1. Avatar Ragazza in rosso blog
    Ragazza in rosso blog

    Ho letto con interesse questo tuo articolo. Di recente, prima della quarantena, ho vissuto un fallimento e penso esattamente le stesse cose che hai (permettimi di darti del tu) scritto in questo post. Certo, fallire non è bello, fa male, stai lì a tormentarti il cervello chiedendoti perché e cosa hai di sbagliato rispetto a chi ce l’ha fatta, solo il tempo permette di metabolizzarlo e di procedere per la propria strada trasformando il fallimento in una “vittoria”.

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